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Introduzione alla chitarra jazz blues

Il blues è un genere affascinante, ​​ma nella sua forma più classica può risultare limitante e talvolta ripetitivo.

​I jazzisti hanno risolto questo problema inserendovi enormi variazioni alla struttura originale, ​con il risultato che il blues rappresenta un genere all'interno del jazz per la varietà di brani composti.

In questo articolo voglio fare un'introduzione alle variazioni che sono state apportate e che hanno dato origine al jazz blues.

​Un po' di storia

Nel sistema musicale occidentale da qualche secolo si è imposto il sistema tonale con i due modi, il minore e il maggiore.

Gli schiavi importati dall'Africa negli Stati Uniti hanno portato con se la propria cultura musicale, basata sulla modalità, l'unione di queste due culture ha dato origine al blues.

Il blues è anche all'origine della musica jazz, che nel tempo ha strutturato la sua lunghezza in dodici misure e subito numerose modifiche, nate dalle esigenz​e espressiv​e de​i musicist​i.

Per avere un'idea di ciò che compone il jazz blues, in questo articolo voglio analizzare i suoi due elementi principali: la sua struttura tipica e le sue scale. 

​​La struttura base del jazz blues

Come si può vedere in questa immagine, un jazzista che oggi suona un blues ha di base una struttura con questi accordi, sui quali farà tutte le sostituzioni e gli abbellimenti che desidera.

​Al primo, quarto e quinto grado che caratterizzano il blues classico​ sono stati aggiunti numerosi accordi che ​danno varietà alle dodici misure.

Le scale del jazz blues

Le scale che inizialmente utilizziamo sono il modo misolidio e la scala blues, ovvero la scala pentatonica minore con il quarto grado aumentato (o quinto diminuito). 

Proviamo a confrontare le due scale:

Come si può vedere la scala misolidia consiste nella scala maggiore con la settima minore, è un accordo dinamico, che nel sistema tonale conduce al primo grado mentre nel blues definisce la "tonalità" del brano.

Se confrontiamo le due scale notiamo che nella misolidia abbiamo il secondo grado, ovvero la nona, la terza maggiore e il sesto grado, quindi la tredicesima, assenti nella scala blues.

Viceversa nella scala blues abbiamo la terza minore e il quarto grado aumentato, assenti nella misolidia, l'unione e l'alternanza di queste due scale d​à una tavolozza di colori che il jazzista userà nelle sue frasi durante l'mprovvisazione.

​Pensare con gli arpeggi

L'elemento che però contraddistingue l'approccio del jazzista al blues sono però gli arpeggi, che consentono di fare sentire il passaggio tra gli accordi, in quanto vengono evidenziate le note principali di ciascun accordo.

Fare pratica con il pensiero ad arpeggi

Un esercizio molto utile è quello di suonare gli arpeggi sulla struttura, ascendendo e discendendo, e collegando gli arpeggi con le note più vicine.

In una prima fase è utile limitare l'esercizio a una sola zona della tastiera, suonando a tempo, con l'ausilio del metronomo, iniziando lentamente e progressivamente aumentando la velocità.

Le pennate devono essere alternate, quindi alla pennata verso il basso deve seguire quella con la pennata verso l'alto.

Quando suoniamo le nostre frasi sulla struttura uniamo le scale agli arpeggi, mettendo in risalto soprattutto il terzo e settimo grado.

Ricapitolando

Come abbiamo visto, ci sono modi diversi di approcciarsi allo stesso brano blues. Due elementi importanti che abbiamo analizzato sono la struttura tipica, le scale e gli arpeggi.

Spero che questo articolo sia stato efficace nel darti un primo assaggio del jazz blues. Abbiamo visto cos'è, quali sono le differenze con il blues classico e creato un'ottima base dalla quale partire per ulteriori studi. 

Se ti va, fammi sapere cosa ne pensi nei commenti qua sotto! 

Due parole sull'autore

Pierpaolo Manca

Pierpaolo è un chitarrista, compositore e didatta jazz con più di 40 anni di esperienza con lo strumento. Si è esibito in numerose rassegne, ha registrato tre dischi jazz con sue composizioni originali ed uno in omaggio alla musica di Stevie Wonder.

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